Basta dire “patrimoniale” e subito Prodi ringiovanisce
Giovanni Sallusti · 11 Novembre 2025
Cari ascoltatori, è durato qualche giorno il divorzio tra Elly Schlein e il nume tutelare del centrosinistra italiano dalla notte dei tempi, Romano Prodi, che aveva criticato la non leadership della leader Pd. Si sono ritrovati sul mantra di tutte le accozzaglie di sinistra della Seconda Repubblica, la tassa patrimoniale: d’altronde quella prodiana al suo interno aveva Rifondazione comunista, che ideò la campagna più bolscevica dopo Stalin, “Anche i ricchi piangono”; mentre l’attuale accozzaglia, il campo largo, non è neanche centrosinistra, è proprio sinistra, perché rispetto all’Ulivo è venuto meno il paravento moderato dei panda riformisti-centristi che al tempo c’erano.
In un’intervista sulla Stampa, Prodi ha entusiasticamente aderito all’idea di Elly e del vero capo dell’estrema sinistra, Maurizio Landini: un’ennesima patrimoniale, perché in Italia, come sappiamo, ce n’è già una dozzina, che porta allo Stato 50 miliardi l’anno. Sarebbe in un’ottica liberale disboscare, ridurre questa serie di patrimoniali (lo diciamo anche al centrodestra). Invece lorsignori ne vogliono un’altra, fra l’altro suggestionati dal loro nuovo guru, Mamdani, il sindaco islamo-gauchista di New York, cui Prodi, nella sua ossessione tassatrice, non ha mancato di riferirsi.
Per fare un esempio delle ingiustizie da sanare con provvedimenti simil-patrimoniali, Prodi cita “il piano di remunerazione che Tesla ha approvato per Elon Musk: mille miliardi di dollari. Ma ci rendiamo conto che è una cosa degna dell’umanità?” Di certo è una cosa degna secondo il Consiglio di amministrazione di Tesla, società privata fondata da Musk, che decide dei soldi ottenuti con legittimo profitto sul mercato grazie a un’idea geniale di Musk stesso. Dal punto di vista collettivista o cattocomunista prodiano, l’apoteosi del privato è fastidiosa, quindi la mano pubblica in qualche modo bisogna infilarcela.
Prodi ha parlato poi del nuovo sindaco di New York: “Va nella direzione giusta, ho dei dubbi però che gli strumenti che propone siano realistici, anche perché non so se avrà la capacità di tassare nella quantità voluta”. Il dramma di Prodi è che non è sicuro che Mamdani riesca a seppellire di tasse New York e a fare della città di Wall Street una landa da socialismo reale. Non discute sulla sensatezza dell’obiettivo, ne mette solo in dubbio la piena realizzabilità.
Il professore non ha dimenticato poi di intonare un inno all’imprescindibile riarmo europeo, non alla partecipazione cogente all’Alleanza atlantica, che al filocinese Prodi non è mai piaciuta tanto: in sostanza apprezza che il contribuente italiano finanzi il riarmo franco-tedesco. La non notizia però è che la patrimoniale è sempre la stessa, e che lorsignori, da Prodi a Elly, sono sempre quelli: per costoro il patrimonio, il profitto, il merito privato acquisito sul mercato è un problema, è una colpa, o al massimo una fonte di saccheggio. Sono sempre gli stessi e non cambieranno mai, ricordiamolo.
